domenica 18 marzo 2018

Perchè praticare?

Non ricordo di avere già trattato l' argomento in un articolo specifico, e non ho voglia di andare a leggere negli anni passati anche perchè tanto non lo fa nessun altro...
Ma un commento recente mi ha fatto riflettere una volta di più sulle differenti motivazioni che spingono la gente alla pratica di un' arte marziale, che di riflesso identifica anche le relative aspettative a riguardo.
Quindi andrò a parlare di questo argomento sulla base delle mie esperienze.

L' osservazione è che la gente inizi a praticare per saper menare le mani quando serve, e senza dubbio questa è una delle ragioni più diffuse tra i maschietti, se non fosse che a seconda della tipologia di stile scelto sia ben presto evidente quanto questa capacità non venga appresa.
Negli anni ho assistito a innumerevoli iscrizioni di totali ignoranti (in senso buono), quel tipo di utenti che giustamente non aveva la più pallida idea di cosa stesse andando a praticare, nell' errata concezione che sempre di combattimento si trattasse.
Quando praticavo AMT inutile dire che l' utenza media era formata da persone perlopiù equilibrate, brava gente che non aveva realmente intenzione di menare le mani ma solitamente amava l' idea di sentirsi un temibile guerriero da film di serie B. Me compreso, va da sè.
Arrivavano con chissà quale idea in testa, non sempre dopo aver assistito ad un' esibizione, facevano quel patetico riscaldamento che spesso trovavano già troppo sfiancante e poi iniziava il supplizio: intere lezioni passate a ripetere posizioni ridicole e colpi al vento.
E si appassionavano.
Perchè uno dei difetti intrinseci della metodologia di allenamento delle AMT è proprio questo: fare abbastanza ginnastica da sentirsi degli atleti (non avendo idea di cosa voglia dire allenarsi sul serio), instaurare la convinzione che il programma didattico vada seguito alla lettera, vedere ogni tanto qualche tecnica wow! da provare rigorosamente sorridendo e il tutto senza mai farsi un buffetto!
Non c'è alcuna violenza in un metodo del genere, nessun reale ostacolo da superare, nessuno scontro nè fisico nè attitudinale: in questi termini si autentica la pratica per tutti, dai 0 ai 90 anni.
Nessuno è messo nelle condizioni di rendersi conto che forse sia meglio lasciare perdere il combattimento, perchè nessuno combatte.
Praticamente una ginnastica per anziani con il benefit di potersi vantare in giro di studiare il combattimento corpo a corpo, e annessa battuta "wow! allora con te sono al sicuro!" delle signorine dagli occhioni grandi grandi e in hot pants©.

La cosa spiega anche come mai ci siano tante signorine o omini innocui nei corsi di AMT, del resto è possibile praticare per anni senza mai affrontare la realtà del combattimento, una realtà in cui una persona più grossa e forte di te ti tiri un singolo sganassone da muratore che mandi a Fan Culo anni ed anni di pirlate cinesi studiate con convinzione.
Verrebbe da pensare che per le donne la prima ragione di iscrizione sia proprio l' autodifesa da muratori immigrati, ma personalmente non ne ho sentite così tante dare questa motivazione, quantomeno non in termini assoluti.
Se ne deduce che quindi il praticante medio che scelga le AMT lo faccia prima di tutto per altre ragioni che non siano il menare le mani.
Io le riassumerei in questa lista:

- Fare un pò di movimento.
- Fascino per l' Oriente
- Passione cinestetica
- Darsi un tono da guerrieri con gli amici nella speranza che nessuno chieda una dimostrazione o che la signorina con cui stai uscendo non si metta ad attacar briga forte del supporto del suo compagno maestro di Cunfù.

La prima motivazione a mio avviso è la più diffusa, rimanendo nell' ambito delle AMT.
La stragrande maggioranza delle persone che ho incontrato ai tempi non aveva la benchè minima intenzione di menare le mani, era al contrario piuttosto impaurita dai TruzziMinchiaPorcoddue® e voleva fondamentalmente fare attività fisica per smaltire la pancetta.
Siccome ritenevano il body building o l' aerobica troppo noiosi (o faticosi?), spesso aggiungevano il pretesto dell' autodifesa per finire a praticare queste pagliacciate cinesizzate.
Il fatto di "andare ad allenarsi" rispondeva al personale problema di star facendo qualcosa per diminuire la panza; Il vantaggio era quello di non fare poi tutta questa fatica e simulare pure qualche tecnica micidiale per accrescere l' autostima.
Non capiranno mai quanta differenza faccia un' ora di pesi o corsa rispetto ad un' ora di isometria strampalata.

Poi ci sono i novelli hippies new age, quelli che vanno a fare arti marziali credendosi dei samurai, bonzi, monaci shaolin, etc.
Dell' Oriente conoscono solo la parte che gli fa comodo, quella abilmente manipolata dai media per far sembrare i cinesi un popolo evoluto, solo che i cinesi in Cina loro mica li hanno mai visti, gente che si venderebbe la madre pur di fare soldi, con il senso civico di un ratto e razzisti nell' animo che in confronto il KuKuxKlan è una comunità liberale... No, loro credono davvero che i cinesi siano un popolo civile "dalla cultura millenaria", dimenticandosi magari di come la cultura che inseguono oggi anche i cinesi sia quella occidentale, figlia di altrettanti millenni... ma vabbè non divaghiamo.
Questo tipo di appassionati sono quelli ancora più innocui perchè fondamentalmente lavati nel cervello da anni di film di serie B e sottocultura di massa priva di obiettività, aborrono il combattimento violento nella convinzione di essere moralmente superiori e in sostanza amano un sacco i balletti e le foto in posa ma guai al cielo a chiedergli di fare a botte.

Ci sono poi quelli che amano semplicemente questo tipo di attività, senza farsi troppe domande, e onestamente non vedo cosa ci sia di male.
Cioè ragazzi, c'è gente che va a fare i cosplay senza sentirsi ridicola, mica pensano di essere Mazinga Z per davvero (o no...?), perchè quindi rompere le palle a chi vada a fare o'cunfù perchè gli piace e basta?

Quelli ridicoli sono piuttosto quelli che si vantano di praticare arti marziali, più il nome è esotico e più si sentono fighi, tutto solo per sopperire alla propria inadeguatezza sociale giocando sull' ignoranza della gente che ancora crede che iscriversi ad un corso di AMT significhi automaticamente saper prendere a cazzotti Batista.

Passando agli sport da combattimento la situazione cambia non poco ed ecco che sì, data anche l' età media dell' utenza, chi sceglie di praticare lo fa nella piena consapevolezza di cosa andrà a trattare.
Non è questione di video su YouTube, già trent' anni fa chi sceglieva di fare kick boxing piuttosto che greco-romana sapeva bene di non andare a ballare vestito da ninja.
Questo tipo di utenza vuole imparare a combattere e non di rado si scazza quando scopre che prima di menare le mani ci voglia comunque tempo e preparazione; Ciò non vuol dire che siano tutti burini attaccabrighe, ma di sicuro chi pratica ha modo di capire se sia il caso di proseguire, perchè il combattimento reale non fa sconti: o sei disposto a faticare, fare sacrifici e farti anche male, o vai a casa a guardare la tv.
Oppure passi alle arti marziali tradizionali con la scusa che "mi conosco, se qualcuno mi tocca divento una furia e ho paura di fare troppo male...". Quante volte l'ho sentita, quante volte...

Naturalmente ci sono anche quelli che invece hanno a cuore proprio l' offesa la difesa personale, le cui motivazioni ho elencato più volte in passato.

La domanda è: quanto importa veramente dell' autodifesa alla gente?
Ho discusso in modo approfondito su quanto la gente malinterpreti il concetto di difesa personale, e come sia spesso persino impossibile generalizzare il termine, visti e considerati gli innumerevoli contesti diversi in cui dovrebbe essere applicata.
Nella mia esperienza di AMT la gente difficilmente si iscriveva pensando a questo obiettivo specifico, anche perchè detto onestamente si rompeva le palle dopo due lezioni passate a strisciare sul pavimento muovendo gli arti come RoboCop e giustamente non comprendeva la correlazione tra fare il robottino ballerino e affrontare il noto rumeno abbruttito giù in strada.
Quelli che proseguivano si dimenticavano molto presto di cosa fosse la difesa personale, anche perchè i metodi settari ed autoreferenziali intrinseci nelle AMT plagiano con facilità le menti prive di obiettività.
Finivano per ballare in pigiama convinti di star imparando a difendersi.
Quando sono passato agli stili funzionali men che meno, ho sentito raramente parlare di difesa personale in generale: non gliene fotte a nessuno.
Il concetto è probabilmente assorbito nell' idea che se so prendere a botte un altro Homo Sapiens, dovesse capitarmi una brutta situazione l' importante sia sapergli dare queste botte.
E, pur con tutte le dovute considerazioni di buonsenso, inutile girarci intorno: è così.

Perchè quando ho bazzicato negli ambienti dei sistemi di difesa ciò che più mi ha colpito è l' assunto per cui con qualche tecnica sia possibile destreggiarsi, dimenticandosi che le cose non andranno mai nel modo ideale e a quel punto una competenza di combattimento "tout court" sia l' unica a fare davvero differenza (colpi sporchi compresi).
Ricordo sempre che c'è una ragione ben precisa se gli istruttori di difesa personale in mille salse siano fanatici ben allenati e rigorosamente passati da anni di arti marziali o stili funzionali.
Se permettete, grazie al cazzo che loro possano difendersi, io voglio vedere la signorina di 40 kg avere la meglio con il Crab Magra sullo stupratore.

In sostanza le ragioni che spingono la gente a praticare arti marziali sono molto più del semplice imparare a fare a botte/difendersi, e in fondo va bene così.
Ognuno è libero di stabilire le proprie ragioni e nessuna è sbagliata: l' importante è esserne consapevoli.

domenica 4 marzo 2018

Focus on: Brazilian Jiu Jitsu

A grande richiesta mi accingo a scrivere un articolo riguardante il Brazilian Jiu Jitsu (da ora BJJ), anche se non nascondo di trovare un pò fastidiosa la modalità con cui questo "focus on" mi è stato richiesto.
La motivazione è piuttosto semplice: ho avuto la sensazione che qualcuno abbia preso il mio blog come una specie di teatrino in cui sparlare a prescindere di tutte le arti marziali, ma più di tutto ho avvertito un malcelato senso di frustrazione fastidio nei confronti di uno stile funzionale che ben poco ha a che spartire con le porcate cinesi di cui vado scrivendo da anni.
Nel primo caso chiariamo subito che il mio non è un blog di satira, non sono qui a scrivere male di tutto tanto per fare il bastian contrario, non è questo il senso; Nel secondo caso, beh, ragazzi fatevi un bell' esame di coscienza o semplicemente crescete un pò, che io la fase della frustrazione da arti marziali l' ho passata da svariati anni.
L' ho avuta, certo, quando praticavo AMT e qualche "stupido kickboxer" derideva la mia pratica o esaltava l' efficacia del suo allenamento, ovviamente tenendomi ben lontano da un confronto per dimostrare il contrario.
Senza parlare della fase Wing Chun, quando iniziava a fare furore qui da noi e sembrava che nessuna arte marziale potesse reggere il confronto, e quindi trovavo tutti questi praticanti novelli che mi sbeffeggiavano esaltando quanto le tecniche (ah no, "i princìpi" ahahh) da loro apprese fossero tanto più semplici, dirette e funzionali (ahahahahah!!!) rispetto alla mia pratica ancestrale di forme, prestabiliti e tecniche quadrate.

Tuttavia è certamente necessario fare alcune riflessioni anche riguardo al BJJ, perchè proprio in virtù della sua incontestabile efficacia qualcuno ha iniziato a farne un nuovo emblema dello stile definitivo.
E allora penso che per prima cosa sia fondamentale chiarire perchè non possa esistere uno stile definitivo.
La parola chiave è contestualizzazione.

Il BJJ è uno stile di lotta, che quindi non prevede nel suo studio l' allenamento di alcun colpo.
Niente armi, niente scenari di "difesa personale urbana", niente pugni, calci, scorregge o hadoken.
E sottolineamolo con forza, i corsi di BJJ "veri" sono molto orientati alla competizione sportiva, il che significa che lo stile di combattimento e le tecniche allenate hanno un palese obiettivo agonistico, per il regolamento specifico.
Quella roba con i punti e le regole che i patiti di AMT amano così tanto denigrare, nella loro convinzione che questo renda la loro pratica molto più letale. Oh oh oh.
Perciò mettetevi subito il cuore in pace, in NESSUN corso serio di BJJ frega niente a nessuno di studiare come difendersi da uno striker o da Jack lo Squartagole, non è proprio argomento.
A dirla tutta in qualunque corso serio di sport da combattimento nessuno si sogna di venirsene fuori con richieste del genere, tranne che nelle MMA che ricordiamolo sono solo un regolamento sportivo che a quel punto implica anche lo studio dello striking, e dell' autodifesa da rumeno spaca botilia ancora non frega a nessuno.
Quindi non si parla più di BJJ puro, ma di Mixed Martial Arts.
MIXED.
MISTE, per i meno anglofoni. Questo è chiaro?

Oltretutto il BJJ si pratica in pigiama e cintura, il che ancora una volta implica tutta una serie di tecniche ed evoluzioni che non hanno niente a che vedere con il vostro abbigliamento quotidiano, nè la famigerata strada che tanto amate descrivere cosparsa di punte velenose.
Aggiungiamo infine il fatto che il BJJ si focalizzi sulla lotta a terra, e questa lotta per sua stessa definizione può durare minuti prima che uno dei contendenti riesca ad applicare una leva da contorsionista.

Detta così sembra quindi che questo BJJ sia una ciofeca buona solo per vincere medagliette o stando alle regole del gioco, ma è proprio così?
Beh, torniamo un pò indietro nel tempo, nel nostro tempo.
Fino ad una quindicina di anni fa sia che tu praticassi AMT o SdC esisteva una specie di assunto per cui o imparavi a tirare pugni e calci, o imparavi a proiettare l' avversario e immobilizzarlo in fretta.
La lotta veniva perlopiù snobbata, diciamo che se dicevi di praticare arti marziali la gente si aspettava che tu facessi qualche pirlata cinese con piroette e calci volanti; Non considerava nemmeno arti marziali cose come il Judo o la Greco Romana.
Gli stessi praticanti di Jujutsu o qualsiasi altra AMT che contemplasse leve articolari non si sognavano di portare un combattimento a terra e proseguirlo lì.
Al massimo ci si arrivava, per starci il meno possibile.
I successi di Gracie nei primi UFC hanno portato alla ribalta il BJJ dimostrando alle masse quanto questa strategia e relativa specializzazione mandasse in crisi la concezione stessa del combattimento libero così come lo si intendeva generalmente.
Perchè, diavolo, funziona davvero e questo è un fatto incontestabile.
Schiere di praticanti hanno potuto dimostrare in tutto il mondo, in tutte le condizioni, in tutti i contesti come la lotta a terra sia un campo in cui con le giuste competenze si possa davvero avere un vantaggio enorme, colmando il gap fisico molto più di altri stili (soprattutto delle stronzate cinesi tutta teoria).
E quindi sì, il BJJ è senza ombra di dubbio uno stile di combattimento funzionale che mantiene quel che promette.

Però.
A questo punto è doveroso iniziare a mettere i puntini sulle "i" e capire tutto il corollario che sta dietro a questa efficacia, dopodichè parlerò anche di quelle cose che a me sembrano ovvie ma a quanto pare non lo sono e rendono il BJJ tutto meno che "completo" nella concezione del termine che più vi sta a cuore.
Prima di tutto chiariamo bene un concetto: come qualsiasi e dico QUALSIASI altra arte marziale, la storiella del debole che vince il forte o delle tecniche che non richiedano forza sono una palla colossale.
Certo, il BJJ è uno stile molto tecnico, a volte persino troppo, e in cui l' applicazione delle tecniche senza usare la forza sia uno degli obiettivi chiave visto che un combattimento può durare a lungo: tuttavia c'è una ragione se i Jiujiteri siano tendenzialmente robusti e ben allenati, altro che cinesine rachitiche.
Lottare è qualcosa che richiede forza, e la forza fa la differenza eccome nell' esito di un incontro.

Secondo, come in tutti gli stili funzionali al combattimento nel BJJ si "fa", non si racconta.
Ci si allena seriamente e pesantemente, e lo sparring libero è pane quotidiano. Le tecniche vengono provate regolarmente contro gente che oppone resistenza, e questo significa che alcune tecniche riescano solo ad alcuni, altre vengano adattate, altre escano una volta si ed una no, altre te le puoi pure inventare al momento: è tutta esperienza pratica.
Questa metodologia è all' esatto opposto di quanto si faccia nelle AMT, Jujutsu compreso, in cui anche la stessa tipologia di leva non viene praticata nelle stesse condizioni e questo crea un gap di esperienza non paragonabile.
La conseguenza è che mediamente, un praticante assiduo di BJJ abbia ben più esperienza "pratica" di un praticante assiduo di AMT, soprattutto nel momento in cui lo porta in un campo a lui ignoto.
Per dirla tutta, una cintura nera di BJJ ha letteralmente migliaia di ore di combattimento reale e competizioni alle spalle quando una cintura nera di CinCiaoChon spesso e volentieri non ha mai nemmeno dato uno sberlone.

Aggiungiamo il fatto che, come già accennato, la stragrande maggioranza della gente non abbia la più pallida idea di cosa sia la lotta a terra, non l' ha mai proprio concepita e di conseguenza una volta portata lì è preda di facili finalizzazioni.
Ho già discusso di questo nei commenti ma riporto il concetto: la gente ha più o meno idea di come tirare un pugno o un calcio, per quanto disordinato, e questo fin da prima che le arti marziali venissero allenate nelle palestre italiane.
In ogni paese fin da quando i nostri genitori andavano in balera, la gente "faceva a pugni", non di rado anche in malo modo, e nessuno di loro allenava alcunchè.
Dico questo perchè qualcuno ha giustamente sollevato il dubbio che in un contesto libero un Jiujitero non porterebbe a terra un avversario libero di colpire, ricevendo una gragnuola di colpi micidiali... Tutto teoricamente corretto, se non fosse che per l' appunto non ci vogliano conoscenze esagerate di striking per poter gestire quanto basta uno scambio per poi chiudere la distanza, tant'è che il clinch è una costante anche in qualsiasi sport di striking.
Ma che ve lo dico a fare, andate e provate, perchè ho letto di gente che credeva davvero che un Jiujitero sia un' automa che sappia solo lanciarsi in avanti mirando alle gambe.
Beh, vi stupirà sapere che nel BJJ si studia anche la lotta in piedi e proprio come nel Judo o nella Greco Romana spesso basta una proiezione per terminare lo scontro, altrochè.
Insomma, se finire KO per un colpo ben assestato è assolutamente possibile, resta dimostrato quanto una volta chiusa la distanza chi abbia competenze specifiche continui ad avere un grosso vantaggio.
(Ehi.. psst... vantaggio... non ho detto che vinca sempre, nè che saper boxare o calciare non conti nulla... se sei un Nak Muay e arrivi al clinch, hai anche tu un vantaggio; Se sei un ciccione e cadi sopra il jiujitero, hai anche tu un vantaggio; E soprattutto se sei un riccio non riescono nemmeno a prenderti e lottare!).

Veniamo però a quello che non si dice abbastanza riguardo al BJJ, anche se onestamente è qualcosa di talmente scontato che mi stupisco di doverlo riportare per davvero, cosa che invece amano fare i maestroni di AMT nel loro tentativo disperato di sentirsi ancora un pò guerrieri filosoficamente superiori.

Prima di tutto, di nuovo, il contesto.
Ho detto che il BJJ è uno stile funzionale, ed allenato propriamente come sport da combattimento, quindi se state pensando alla sua applicazione in ambito autodifesa, vanno fatte tutte le dovute esclusioni: niente tatami, niente punteggi o tecniche volte a guadagnare punti, niente Gi che permette N tecniche, niente combattimento dichiarato.
Insomma va da sè che se siete in ciabatte davanti alla tv ed entrano due nigeriani pronti a fare snu-snu, il bagaglio tecnico del BJJ utilizzabile cambi non poco, deviando verso il grappling...
Certo, io continuo a chiedermi chi sia così volutamente tordo da pensare che le arti marziali debbano rispondere a questa situazione, o perchè non si pongano le stesse domande verso il pugilato, la Thai o qualche improbabile AMT "adatta a tutti da 0 a 90 anni, ottima per l' autodifesa"... ma va beh.
Tutte le arti marziali forniscono degli strumenti, delle competenze relative al combattimento corpo a corpo, con più o meno efficacia, in contesti più o meno riconducibili alla realtà.
L' uso che se ne faccia in mille situazioni diverse dipende da molti altri fattori.

Resta comunque chiaro come il principio di combattere al suolo non sia sempre applicabile, e di certo non è il caso di rimanerci a gigioneggiare tanto per fare.
Ma che ve lo dico a fare (e due), dico solo che la prima volta che ho fatto sparring di BJJ senza avere competenze finivo finalizzato ogni 5-10 secondi, e non scherzo...
Ho messo quei numeri perchè ora aspetto divertito il commento di qualche fenomeno che dirà che con il Cin Ciun, il Karate Porkushin, lo Yoga Kombat o il Tai Chi lui si addestri ad ammazzare i gorilla in 1 secondo :)

Qualcuno giustamente tornerà a parlare degli ormai mitologici amici dell' avversario che arriveranno in trecento dal nulla per prenderti a calci mentre stai a terra.
Beh, infatti nessuna, lo riscrivo: NESSUNA, arte marziale fornisce gli strumenti per difendersi da più aggressori, è solo una questione di buonsenso il non starsene a terra...
A me preoccupa più il fatto che tu non abbia mai amici.
Get a life, e se vuoi posso fornirti un numero da chiamare, a volte anche solo parlare fa bene.

Detto questo resta comunque il fatto che molte delle tecniche di BJJ siano tutt' altro che facili da applicare, alla fine una buona parte del repertorio sono tecnicismi molto validi per lotte prolungate contro altrettanti praticanti di BJJ ma rischiano di non essere applicabili senza tatami, Gi e con la possibilità di colpire.
Ma ribadisco il concetto, il BJJ non tratta di autodifesa in modo specifico e a nessuno gliene importa di questo.
Penso sia importante dire una verità: il BJJ non è per tutti, e soprattutto non aiuterà nessuna ragazzina fashion a difendersi da uno stupratore.
Non veniamocene fuori con racconti di come la pluricampionessa universale (con nel corpo più testosterone di un elefante in musth) ci sia riuscita, o peggio ancora di come l' amica della figlia del vicino abbia impaurito quattro dodicenni facendo una leva al Bimbo Gigi...
Le ragazzine di 40 kg continueranno ad essere stuprate ed ammazzate, non c'è stile che tenga, soprattutto se sono cinesizzate nella testa.
Nessuno stile di combattimento serio può essere allenato da tutti con gli stessi risultati, l' allenamento richiesto è pesante e serve una costanza che pochi riescono ad avere, certamente non puoi praticare ad alti ritmi per tutta la vita.
Il BJJ richiede una fisicità non indifferente, per alcune persone risulta semplicemente impossibile a livello fisico l' applicazione delle sue tecniche e qualsiasi istruttore vi racconti il contrario sta solo facendo propaganda.

Ma onestamente non trovo nel BJJ molti più difetti di quanti se ne possano trovare in altri stili funzionali, che si occupano del loro in modo specializzato e globalmente forniscono una competenza di combattimento spesso più che sufficiente per affrontare altri contesti, cosa che curiosamente non fanno le AMT pur nelle loro roboanti dichiarazioni di eterogeneità.
Il BJJ non nasce per risolvere il problema del corpo a corpo evitando a prescindere lo striking, è semplicemente uno stile di lotta, e chi voglia completare le proprie competenze può farlo benissimo (e in genere, lo fa), sia in ambito striking che di difesa personale specifica.

Non è certamente uno stile completo, nè ci si aspetta che lo sia (sebbene con il solo BJJ si possano risolvere ugualmente un sacco di situazioni).
Se volete l' arte marziale "completa", cercate nei volantini di AMT: lì vi racconteranno tutto quello che volete sentirvi dire.


giovedì 14 dicembre 2017

Risposta - 9: sui guerrafondai del Krav Maga

Rispondo al commento di Alex67 in cui chiede maggiori delucidazioni su cosa pensi dei cultori dei sistemi di difesa.

Preparo la base sui cui costruire le osservazioni in modo che non piombino qui subito gli agenti del Mossad a "dimostrarmi, sfidarmi, correggermi, etc".
Io ho sostanzialmente una buona opinione dei sistemi di difesa in quanto rappresentano il metodo più pragmatico, contestualizzato e diretto per studiare l' autodifesa ai giorni nostri.
Va però sottolineata la differenza tra il metodo di difesa specifico (es. Krav Maga) rispetto a tutta quella serie di "corsi di difesa personale" tenuti in ogni palazzetto sportivo e/o palestra di ogni comune da sedicenti esperti che praticano AMT, e che pensano di liquidare l' argomento mostrando kotegaeshi alle mitiche ragazzine in hot pants.
Detto tra noi questi corsi sono la riserva di caccia più rilevante in cui trovarle.
Ragazzi, è come pescare con la dinamite!

Ok, divagazioni a parte Alex67 discuteva del fanatismo in certi ambienti e del perchè me ne sia allontanato.
Siamo tutti d'accordo sul fatto che in qualsiasi ambiente, che siano arti marziali tradizionali, sport da combattimento o sistemi di difesa, ci puoi trovare il corso con prevalenza di esaltati, in un senso o nell' altro.
Nelle AMT trovi l' esaltato dell' Oriente, quello che pensa di essere un gradino evolutivo superiore perchè sa fare le capriole volanti, rompere con un calcio le tavolette di compensato messe più in alto che gli altri, riempire di velocissimi pugnetti il povero allievo immobile, urlare il kiai con la faccia più seria del Grumpy Cat.
Negli SdC trovi l' esaltato delle botte, quello che probabilmente sta un gradino inferiore rispetto al Neanderthal e si esprime a "Uga! Uga!", che nella sua psiche confonde con "Bunga! Bunga!" perchè si ritiene estremamente macho e attraente per il fatto di "essere un fighter", tratta tutti con arroganza e aggressività e sniffa Whey a colazione.

E infine nei SdD (l' ho inventato adesso) trovi... i guerrafondai.
Loro sono esaltati di tutto ciò che è militare, la loro altra passione è andare nelle cave a sparare alle lattine con pistole che RoboCop invidia, o fare i cosplay nei magazzini abbandonati con le pistole che fanno "pew! pew!" sentendosi però parte dell' assalto a Mosul.
Sono nati a Borgo Tre Case ma si sentono di dover difendere il Texas, hanno orgasmi nel vedere un film americano a caso su quanto siano forti, fighi, vincenti, patriottici i Marines ma grazie al Krav Maga oggi si sentono anche un pò ebrei e sostenitori di Israele probabilmente senza aver mai letto alcunchè sulla sua storia...
Vestono in mimetica anche per andare a spose e guai a raccontare un episodio di aggressione perchè ti faranno du palle così per ore spiegandoti cosa avresti dovuto fare e di come loro avrebbero ammazzato tutti.
Uomini, rumeni, cani, cerbiatti, sassi. Cazzo loro ammazzano tutti, poi però ti dicono che l' importante nella difesa sia evitare lo scontro...

La mia esperienza con i SdD è stata variegata, per un certo periodo me ne sono interessato ampiamente e devo dire che apprezzo molto il modo in cui si approccino alla questione senza fronzoli, del resto è quello che ci si aspetta.
Però non nascondo che in quegli ambienti abbia trovato tutto e il contrario di tutto, e siccome io sono molto sensibile alle persone che mi stanno intorno, alla fine ho deciso che non era cosa.
Da una parte c'erano omini ingenui (ma soprattutto donnine) che volevano comprensibilmente apprendere nozioni di autodifesa senza però accorgersi della loro ridicola condizione e cognizione fisica, pronti a provare tecniche elaborate senza essere capaci di tirare nemmeno un pugno con intenzione.
Dall' altra c'erano i mostri sanguinari di cui accennavo, gente che se non ti sfregia durante un esercizio "non è abbastanza realistico", parla di armi con gli occhi lucidi e il sorriso da bimbo che ha ricevuto un orsacchiotto di due metri e fa lo stesso raccontandoti di come abbia messo paura ad un sedicenne che gli abbia rivolto la parola in un modo che non gli è piaciuto.

Quando parli di difesa personale con questi fanatici puoi avvertire la loro pressione che si alza ed automaticamente ti parleranno di spaccare teste, spaccare ginocchia, spaccare dita, orecchie, occhi, botilie, ma alla fine a me spaccano solo i coglioni.
Il concetto stesso di "spaccare questo e quello" è molto caro all' ambiente marziale in genere, penso ci sia sotto un puerile desiderio di sembrare più pericolosi, un pò come quei Pinscher che ringhiano e abbaiano tipo Satana.
Salvo poi scoprire che non sia proprio così facile spaccare ossa a colpi, ma cercare di spiegarglielo è inutile, tanto la prenderanno come una sfida e vorranno scommettere di riuscire a spaccarti qualcosa (mentre stai fermo)...

Allo stesso modo pensano che, trattando un tipo di "combattimento" senza regole sportive o etiche, sia automatico il poter usare tutti i colpi sporchi possibili e immaginabili.
Cosa pertinente, sia ben chiaro, se non fosse che come già detto ci sia una bella differenza tra il cacciare le dita negli occhi ad uno perchè stai litigando e farlo perchè ti sta ammazzando.
Questo principio è molto vago per questi cultori, invito a rileggere il post su cosa si intenda per difesa personale.
Senza contare che normalmente il personaggio in causa sia anche piuttosto fanatico della preparazione fisica (leggi: "allenamento militare" così hanno un altro orgasmo; Dire che facciano ginnastica sarebbe gay), aggressivo per indole, in possesso di qualche tipo di arma stramba, motivato a dimostrare presto o tardi quanto sia abile nel neutralizzare un aggressore, dove per aggressore si intenda naturalmente qualsiasi tunisino che lo abbia urtato in discoteca, mica Igor il Russo.


Il fatto che i SdD non abbiano regole va da sè, e non capisco cosa ci sia da esaltare.
Come dire, lo scopo del calcio è mandare un pallone dentro una rete colpendolo con i piedi e seguendo certe regole per renderlo divertente, poi arrivo io con il furgone, ci carico la palla e guido per il campo: che cazzo vuol dire?!
Il concetto stesso di difesa è troppo ampio e troppo spesso confuso con una sorta di "street fighting in cui IO faccio quello che voglio mentre TU sei un atleta coglione che segue le regole o un hippie cinese che sogna la pace nel mondo".

Alex67, dici che il tizio con cui hai discusso parlava di Krav Maga e... Kyokushin?
Scusa ma che c'entra il Kyokushin? Se no torniamo a chiamare in causa le arti marziali ancestrali "nate per difendersi sui campi di battaglia" (ahahahahah!) oppure qualsiasi stile funzionale con allenamento funzionale e competizioni di alto livello, di cui il Kyokushin fa parte.
Però non mi sorprende l' associazione, dato che anche nel Kyokushin l' ambiente sia parecchio saturo di burini machisti.
Infine, che il tizio si sia difeso con il Krav Maga non mi pare niente di speciale, voglio dire: è proprio quello che ci si aspetta, no?
Se vogliamo questionare posso riportare personalmente di persone che mi abbiano detto di essersi difese grazie al

- wing chun
- viet vo dao
- karate shotokan
- jeet kune do
- kung fu shaolin

spesso con spiegazioni risibili e in cui la loro pratica specifica non aveva alcuna influenza sul risultato.
(Curiosamente non ho mai sentito nessuno dire di essersi difeso grazie al BJJ, alla Muay Thai, al Judo, alla greco romana... raccontavano semplicemente cosa fosse successo, nessun accenno a stili o tecniche. Altro emblematico dettaglio sulla diversa concezione delle cose...).

Se io ho una buona opinione in generale del Krav Maga, nonostante varie osservazioni che ho discusso ad esempio qui, certo non ce l' ho per molta della gente che vi bazzica, quantomeno per la tipologia di personaggio che tipicamente ama questo tipo di pratiche.
Io scherzo sempre con queste caricature esagerate, ma sono atteggiamenti che chi più chi meno ho visto regolarmente.

venerdì 8 dicembre 2017

L' interpretazione degli episodi

Su segnalazione del Sig. Anonimo (ahah) ho visionato un video in cui si vede, in tempi non sospetti, un rapido sparring amichevole tra Chuck Norris, notoriamente allievo del famigerato Briuuuuuuss Liiiiiii, e il molto meno noto Rickson Gracie che lo finalizza con facilità grazie al suo Brazilian Jiu Jitsu.

Dedico questo post a commentare questo episodio perchè penso che meriti qualche riga in più e soprattutto non vorrei che vada perso nei secoli a venire in mezzo alla miriade di commenti.
Purtroppo mi rendo conto che la maggior parte dei commenti non vengano mai letti e quindi molte delle risposte o osservazioni che ho già fatto vadano perlopiù perdute.

Dunque, partiamo dal video segnalato:
http://mmamicks.com/chuck-norris-fights-rickson-gracie/

 Riassumendo velocemente, si tratta di uno stage di parecchi anni fa, quando ancora la gente prendeva per il culo i giapponesi per la loro ossessione nel fotografare o riprendere tutto, quindi possiamo fidarci del fatto che sia autentico.
Ovviamente si tratta di un seminario amichevole, pertanto lo sparring dimostrativo tra Chuck e Rickson è assolutamente blando: in ogni caso il buon Chuck finisce finalizzato in pochi secondi.

Come sempre quello su cui io vorrei soffermarmi non è tanto il risultato, quanto la contestualizzazione dell' episodio e soprattutto lo spirito critico che dobbiamo avere prima di giudicare, prima di costruire castelli in aria su ogni episodio per autenticare o screditare un concetto a seconda delle circostanze.

Quello che vedo io è un banalissimo sparring tirato al 30% tra due persone che non hanno la minima intenzione di farsi male ma solo di dimostrare mostrare ai partecipanti qualcosa di caratteristico.
Per favore, ho detto "30%" per dire "molto piano", vi prego di non andare in giro a raccontare che io sappia valutare la percentuale di impegno in uno scontro.
Perchè qualcuno crede davvero ai numeri in queste cose...

Come da copione, soprattutto quando si va piano la lotta è ampiamente favorita sullo striking, è qualcosa di intrinseco al metodo: non posso "far finta di atterrarti", posso solo farlo più lentamente e senza cattiveria; Non posso "far finta di finalizzarti".
Quindi non è per niente strano che un lottatore abbia ampio margine per mostrarsi superiore contro uno striker che non affondi i colpi, potendo persino incassare un debole colpo pur di chiudere la distanza ed entrare nel proprio campo di gioco.
Così come, e lo ricordo sempre, è ormai scritto anche sui muri che senza nozioni di lotta sia estremamente facile finire ridicolizzati da un lottatore, e parlo per esperienza diretta.

Detto questo vorrei quindi spezzare una lancia a favore del simpatico Chuck Norris, che se non altro dimostra di avere avuto un' apertura mentale persino superiore al suo tanto decantato maestrino del Cunfù, che a quanto pare era più noto per le sue sboronate dimostrative in cui doveva sempre emergere vincitore.
Anche se ho ragione di credere che siano più gli schiavetti di Bruce Lee a crederlo, secondo me pure lui era semplicemente interessato agli altri metodi.
Solo che il Bruce un Gracie non lo ha mai incontrato, forse la sua bòria avrebbe subito un duro colpo e avrebbe modificato il suo intero sistema (magari creando l' anti grappling ahahah).

In ogni caso io faccio sempre attenzione quando si parla di video presi a dimostrazione di un qualcosa.
Quello che vado dicendo da anni è che alla gente manchi prima di tutto lo spirito critico, il buonsenso: non puoi prendere un video, interpretarlo a tuo piacere, raccontarlo enfatizzando solo gli aspetti che ci tieni a trasmettere e dichiarare che esso rappresenti una prova provata del tuo pensiero.
Questo lasciamolo fare a quegli imbecilli delle Iene.
Oggi l' abbondanza di video ha reso molto più facile una certa diffusione di conoscenza, ma allo stesso tempo si presta a facili strumentalizzazioni e addirittura plagi.
Il Web è pieno di video in cui si dimostri tutto e il contrario di tutto, e di personaggi dalla buona parlantina che riescano a convincere i meno accorti di quello che fa più comodo far credere.

Io non chiedo di credere a me, non mi interessa affatto fare l' espertone di turno da forum (vade retro!), vorrei solo che la gente evitasse di prendere posizioni solo in base a poche e malinterpretate informazioni.
Il concetto è sempre quello: i video sono interessanti strumenti per farsi un' idea, ma a noi non cambia un bel niente se Bruce Lee abbia ammazzato duemila truzzi a sganassoni cinesi , non cambia nulla se il figlio del cuggino di Funakoshi abbia più allievi di Giggi il Bullo, o se il Wing Chun "fatto come si deve" abbia permesso a un cazzo di turco palestrato di avere la meglio su un nonnino (ahahahah)...
Dobbiamo essere NOI ad ottenere qualcosa, NOI a capire qualcosa, NOI a dimostrare qualcosa.

Perciò in questo video io vedo solo un episodio tra i tanti in cui un pincopallino si confronti con un altro pincopallino, e pincopallino vince.
Vedo quello che ho provato sulla mia pelle, uno sparring molto amichevole in cui lo striker simula un calcio, viene chiuso, finisce a terra, fine.
Vedo uno dei tanti stage a cui ho partecipato, gente che è lì a divertirsi ed imparare qualcosa di nuovo, ride, scherza, si annoia, va a casa con un diplomino di partecipazione, una foto e una stretta di mano, poi tutti sotto la doccia a fare battute sul pisello dei brasiliani.
Vedo un giovane Chuck Norris che, lontano dalle sparate propagandistiche del suo maestrino cinese, fa quello che fanno migliaia di istruttori in tutto il mondo, PRATICA, condivide, invita ospiti, prova... non per fare a chi ce l' abbia più grosso, anche perchè c' erano i brasiliani ahahaha.
E dico questo non perchè abbia a simpatia Chuck Norris (non mi tange proprio), ma perchè è importante fare attenzione nel giudicare questi episodi.
Chuck Norris era notoriamente un allievo di Bruce Lee, e ho già straparlato di come questa semplice affermazione si presti a tantissimi malintesi, perchè allora anche io sono stato allievo di campioni mondiali intercontinentali, ma mica lo sono diventato a mia volta.
(Anzi, probabilmente era più Norris a dover insegnare qualcosa a Lee ahahaha).
Il fatto che Norris sia stato finalizzato in pochi secondi da un Gracie a me non dice niente.
Non avrebbe detto niente nemmeno se fosse stato Norris ad avere la meglio, probabilmente con un ushiro mawashigeri, si sa.
Non vuol dire niente.

Se pensate che un episodio abbia un significato speciale a dimostrazione di una tesi.. beh, leggete di nuovo dall' inizio il mio blog!


martedì 17 ottobre 2017

Le ingenuità dell' ignoranza

Ieri mi è capitato di vedere un film di Jackie Chan, ho riso molto, però mi sono anche tornate in mente alcune delle assurdità in cui credevo, dovute all' ingenuità dell' inesperienza in questo mondo.
La maggior parte di esse erano vere banalità sulle quali sarebbe forse eccessivo accanirsi, del resto ero ancora un bambino; Purtroppo mentre ci pensavo ho realizzato che molta gente continua a crederci anche una volta cresciuta.

Vale il solito spirito, quindi ricordate che non accetto più commenti in cui si legga la parola "Bruce Lee". Li cancello senza leggerli.

Le cose che credevo sulle arti marziali prima di capire cosa siano le arti marziali

(e per la verità finchè non sono passato alle arti funzionali...)

1) Credevo che Bruce Lee fosse il più forte combattente di tutti i tempi, che il suo stile fosse il migliore in assoluto e che le coreografie dei suoi film fossero veri combattimenti.
Talmente forte che ha sempre vinto in tutti i suoi film.

2) Credevo che grazie alle arti marziali (orientali) un cinesino di 40 kg potesse abbattere chiunque grazie alla sua conoscenza dell' antica forma dello Scimpanzè Ubriaco.
In generale credevo che più fossero arzigogolate le tecniche e artificiose le posizioni, più efficaci sarebbero stati i colpi, soprattutto se nascondevano l' attacco a "punti di pressione" non conosciuti dai comuni mortali.
Tutti i mortali stanno ancora cercando questi punti di pressione e provando a colpirli dalla posizione del Papero Veloce.
Gli Immortali invece sono stati sconfitti alle Termopili, quindi non cercano più un cavolo.

3) Credevo che le arti marziali servissero a colmare il gap tra l' omino pistolino e il palestrato burino che per definizione è il nemico numero uno dei marzialisti in quanto prende in giro le cinesate, beve, rutta, scorreggia ed è pieno di sè.
Sì, un pò mi chiedevo come mai Ryu, massima espressione del vero marzialista orientale fedele solo alla pratica, fosse più grosso di Ken Shiro.

4) Ah giusto, credevo anche che gli stili dichiarati nelle descrizioni dei personaggi dei videogiochi fossero rappresentativi.
Ad esempio il gigione di Tekken faceva o' gitcundò perchè imitava Bruce Lee e aveva la tutina gialla.
Anche Uma Thurman fa gittecunnedò ogni volta che qualcuno guarda Kill Bill.
Mi ricordo di come non capissi che diavolo fosse il Sambo, probabilmente qualcosa di brasiliano, perchè c' era questa Blue Mary vestita da Yankee che metteva continuamente la testa degli uomini tra le gambe.

5) Sempre per proseguire sulla linea, mi ricordo di come mi divertissi a spulciare le Pagine Gialle per scoprire i nomi delle discipline insegnate in città, e più era figo il nome più doveva essere accattivante la pratica.
Non nascondo di aver scelto la mia pratica anche su questa base.

6) Ricordo di come lessi per la prima volta il nome "Jackie Chan" in riferimento ad un videogioco per NES, e pensai che per via del nome anglofono fosse un pirla americano inventato per infangare il sacro nome di Briuuuus Liiiii.
Quando lessi per la prima volta il nome "Ip Man", sempre per via dell' assonanza anglofona, pensai fosse un soprannome tipo "l' Uomo Ip". Suonava come una barzelletta e non volevo crederci.
Detto tra noi l' Uomo Ip è il professionista di network più in gamba che ci sia.

7) Le arti marziali si distinguevano in due macrocategorie: quelle "di attacco" e quelle "di difesa".
Quelle di attacco erano gli stili in cui si usavano calci e pugni... se invece si facevano sgambetti (ahahahah!) o strane prese per bloccare l' avversario, erano di difesa...
Fare a calci e pugni era più figo, ma se studiavi solo come difenderti eri più nobile e puro d' animo.
Beata innocenza...

8) Una donna che praticasse arti marziali aveva le stesse possibilità di difendersi in quanto "sfruttava i punti deboli del corpo umano".
Scoprirò solo più tardi che una donna può farti soffrire molto ma "sfruttando i punti deboli della mentalità maschile".
Ovviamente per donna si intedeva una bellissima ragazza giovincella e procace, come ogni film e videogioco ci ha insegnato, mica uomini mancati o tizie ossessionate dall' allenamento, aggressive, piuttosto grezze.. Ops! ho già detto uomini mancati.

9) Credevo che fosse possibile prendere a tibiate una colonna (!!!) e non spaccarsi la gamba. No, veniva giù l' intonaco!
Ragazzi, se penso oggi a quella scena scoppio a ridere improvvisamente.

10) Credevo che il Kung Fu (che era un' arte marziale specifica chiamata "Kung Fu") fosse il non plus ultra del combattimento perchè a differenza delle patetiche pratiche giapponesi o peggio ancora della ridicola lotta europea (oh oh oh!), era così fluido!
E poi c' era Bruce Lee che lo aveva dimostrato picchiando gli italiani armati nel vicolo o i giapponesi nel loro stesso Dojo!
C' era sempre una giustificazione, a parole, per spiegare come un praticante di Kung Fu potesse avere la meglio su tutti gli altri.
Se poi perdeva... ovvio, non si era allenato abbastanza o non aveva capito la tecnica!

11) Nessun pugile poteva mai vincere un marzialista. I pugili sapevano solo tirare pugni sul ring, mentre nelle arti marziali asiatiche "potevi fare tutto", e con l' uso dei calci avresti massacrato ogni pugile senza nemmeno farti un graffio.
E' per questo che non esistevano sfide tra pugili e marzialisti, sapevano già di perdere in partenza.

12) Il mondo del combattimento si divideva in "buoni" e "cattivi": i buoni erano ovviamente i marzialisti in divisa che si allenavano con i metodi antichi (e quindi molto più efficaci perchè elaborati dai santi maestri delle pianure del Sichuan) e perseguivano la bontà tra i popoli e facevano attraversare la strada alle vecchiette; I cattivi erano tutti quegli schifosi palestrati che andavano a fare pesi, dicevano le parolacce e si allenavano in stupidate sportive quali Boxe e Kick Boxing.
Ricordiamoci che nei primi '90 per l' uomo della strada la "kick boxing" era la naturale alternativa per fare arti marziali senza vestirsi da cosplay, fare balletti e porgere il deretano ad un maestrone cinese o, peggio ancora, un occidentale invasato per la cultura orientale.

13) Credevo che la calma e l' autocontrollo fossero quei valori aggiunti che permettevano al saggio marzialista (quello vero, quello che ha capito!) di surclassare il TruzzoMinchiaPorcoddue® incazzato e feroce, e sconfiggerlo nonostante la sua furia.
Ancora ringrazio il cielo di non aver mai dovuto affrontare qualcuno infuriato pensando di domarlo con le mie tecniche armoniose e il mio spirito peace and love.

Quando mi verranno in mente altre credenze dei tempi andati aggiornerò il post.

sabato 7 ottobre 2017

Papà, mi mandi a fare o' Carate?

So che sia un pò come sparare sulla croce rossa, ma dopo la notizia che ho sentito ieri ho sentito il bisogno di rimarcare questo ulteriore aspetto disgustoso delle arti marziali, in particolare quelle definibili "tradizionali" (qui abbreviate in AMT).
L' episodio riguarda quel maestro di Karate schifoso pezzo di merda che per anni ha abusato sessualmente delle sue allieve bambine, leggo addirittura che abbia invitato altri uomini a queste "sessioni di allenamento", e che persino la moglie ne fosse a conoscenza.

Faccio un paio di precisazioni veloci:
Primo, io non amo abboccare a qualsiasi notizia diffusa tramite la Fonte della Conoscenza che è Internet, perciò non entro nei dettagli di quanto successo perchè non ho informazioni certe (ad esempio questa cosa della moglie che sapesse tutto è facilmente interpretabile in vari modi, soprattutto quando i merdosi giornalisti usino intenzionalmente termini sensazionalistici o montino le notizie per fare più scalpore).

Secondo, scusate ma questa cosa mi sta proprio qui, il modo in cui da sempre sento pronunciare la parola giapponese "Karate" è qualcosa che mi irrita molto, perchè nel suo piccolo è l' ennesimo sintomo dell' ignoranza diffusa nell' ambiente delle arti marziali, dove un sacco di "esperti" non sanno nemmeno pronunciare il nome di ciò che praticano e pretendono di insegnare.
Capisco che la pronuncia giapponese suoni in un certo senso "interpretabile" in italiano, ma diavolo cane, pronunciarlo "carate" tipo "patate" proprio no...
Stessa cosa che succede con la parola ebraica Krav Maga.
Chiusa parentesi.

 Tornando a noi, ho avuto il dispiacere di vedere una pagina di fotografie del tizio in questione e ho avuto un rigurgito di quanto mangiato a Capodanno.
Classico esempio stereotipato di bulletto tatuato con autostima esasperata ed espressa in selfies con sguardi ammiccanti, fotografie mentre si allena e (qui ho riso tanto) clip delle sue "prodigiose capacità marziali" in cui calcia in modo tecnicamente ridicolo un palloncino.
Durante un servizio in tv c' era un signore del posto che ha detto una cosa fondamentale e che mi ha spinto a scrivere questo post: "non gli avrei mai affidato mia figlia/o".
Parole SANTE.

E badate, non stiamo parlando di un esperto che lo abbia valutato in base alle sue competenze marziali, parliamo di un semplice padre che con buonsenso abbia fatto una considerazione guardando il personaggio.
E infatti, checchè se ne dica, l' abito fa il monaco eccome perchè basta un briciolo di buonsenso per capire che un tizio conciato in quel modo e con atteggiamenti del genere non sia di certo una buona guida per dei bambini.
Figuriamoci per delle bambine.

Ma perchè delle bambine hanno accettato simili abusi senza reagire?
Senza entrare in argomentazioni che non conosco, mi limito a sottolineare l' aspetto che comprendo e di cui ho sempre discusso nel mio blog: sudditanza psicologica.
Quella sudditanza tanto forte proprio in questo tipo di ambienti, in cui si imponga la figura del Maestro a prescindere dal suo reale valore come persona, figuriamoci se poi gli allievi non abbiano proprio le basi per valutare.
Non voglio discutere del perchè i loro genitori non abbiano ragionato come il padre dell' intervista, perchè lo sport italiano per eccellenza è il cercare un colpevole per lavarsi la coscienza; Dico solo che affidare un bambino ad un educatore di qualsiasi genere sia una cosa molto più sottile del semplice mandarlo a fare quello che vuole, nel posto più vicino possibile.

Questa disgustosa notizia è per me un' altra dimostrazione di come le arti marziali, con larghissima maggioranza quelle Sacre e Ricche di Moralità, siano intrise di ipocrisia e falsità peggio di molti altri sport dove perlomeno nessuno pretenda di seguire una qualche Via spirituale o morale per principio.
Tutti quanti amino definirsi maestri di arti marziali decantando la loro moralità derivata dalla pratica sono dei buffoni, dei luridi ipocriti ai quali non si debba affidare nemmeno il pesce rosso.
I meccanismi psicologici che stanno dietro a queste cose sono per me tanto chiari che mi stupisco di come ancora oggi così tanta gente non se ne renda altrettanto conto.

E nel mio piccolo continuerò a diffondere il mio punto di vista, con buona pace di tutti i piccoli fan di Briuuuuss Liiiiii.

domenica 7 maggio 2017

Parlare del nulla

Mi rendo conto di non scrivere da molto tempo e questo è solo un breve appunto, ma non potevo lasciarmelo sfuggire.

Mi è capitato di vedere un video, uno dei soliti in cui qualcuno fa a botte "per strada" (...).
Solite cose, uno fa il bulletto e finisce per prenderle in malo modo.
Sono video particolarmente divertenti e lo spirito con cui li guardo è sempre di soddisfazione divertita.
E poi arrivano loro...
Arrivano quelli che si mettono a discutere su quale stile abbia usato il tizio per mandare KO l' altro.

Io sono senza parole.

Per carità ognuno è liberissimo di dire e pensare quel cavolo che gli pare (tranne me, io sono minacciato di morte violenta da parte degli aikidoka!), ma ho pensato di scrivere questa nota in quanto si tratta di un altro di quegli aspetti tipici dei praticanti di arti marziali, il voler a tutti i costi trovare qualcosa di marzialmente tecnico o riconducibile ad uno stile specifico anche vedendo due canguri che bisticciano.

Capito? Uno tira uno sganassone a cazzo, va a segno, e i prodi marzialisti stanno a farsi le seghe a vicenda per stabilire se quel colpo sia caratteristico del kung fu delle pianure del Sichuan o del Wing Pikachu del Sud;
Stanno a disquisire se il tipo abbia anche esperienze di Krav Maga perchè era posizionato in un certo modo, e poi magari vanno avanti per ore a costruire ipotesi e scenari dettagliati... il tutto vedendo due gigioni random che con ogni probabilità praticano arti marziali solo sul Playstation.

Ragazzi, fate pace con voi stessi e prendete le cose più leggermente: quando si finisce alle mani siamo tutti scimmie impazzite e basta, altro che tecnicismi.
Soprattutto le AMT non si vedono MAI, e convincersi che un cazzotto dimostri una pratica piuttosto di un' altra non cambierà un bel nulla.
A meno che non abbiate 13 anni e siate ancora alla ricerca dello stile "migliore tra tutti" che renderà voi capaci di darle... semplicemente perchè vi siete iscritti!

venerdì 2 settembre 2016

Risposta - 8

L' ultimo commento di Anonimo merita un approfondimento, quindi rispondo con un post come al solito

"il metodo di combattimento moderno nel karate jka (così ha detto il mio maestro) consiste non più nel cercare il singolo colpo risolutivo, ma nell'andare avanti con diverse combinazioni anche dopo i primi colpi andati a segno, quindi forse anche il karate si è rinnovato in questo senso (anche se nelle gare ci si ferma per forza al fischio dell'arbitro)."

Vedi, il punto non è supporlo: se ti alleni per un obiettivo specifico (in questo caso la velocità e il timing per arrivare per primi a contatto, con un colpo singolo) finisci inevitabilmente per addestrare il tuo corpo a quel tipo di combattimento.
Non facciamone un assolutismo eh, che non siamo robottini; Ma un conto è allenarsi tutte le sere a dare e prendere botte in tutti i modi, un altro è specializzarsi in un gesto tecnico preciso.
I fanatici delle AMT amano giocare su questo punto, sostenendo che loro si allenino a combattere per la vita, contro più avversari, usando colpi proibiti, usando combinazioni non ortodosse e così via, poi finiscono alle mani e smanacciano disordinatamente.

Un appunto: il punto stop, il colpo "risolutivo" non è affatto un' idea stupida, anzi; E' il sogno di chiunque chiudere uno scontro al primo assalto, e sarebbe anche un' eccellente strategia in ambito di autodifesa.
Perciò il problema non è tanto allenarsi in quello, piuttosto la triste realtà che la maggior parte delle volte le cose non vadano così.

"nel corso di kung fu che ho frequentato oltre alle cose che ho scritto si faceva ovviamente combattimento libero e questo era in stile sanda (non lo stile della mantide o cazzate del genere)"

In pratica allora facevate la Simil-Kick®... è tipico.
Il Sanda, Sanshou che dir si voglia, alla fine è uno sport da combattimento tale e quale alla kick + proiezioni.
Possono infarcirlo di tutte le cinesate che vogliono, possono raccontare che nello stile del Pikachu Ubriaco sia racchiuso il segreto di quella tal proiezione ma gli atleti che si allenano a buon livello fanno inequivocabilmente uno SPORT, allenato nei soliti modi.
Il fatto che significhi "combattimento libero" non giustifica le bugie di chi si allena per nove quinti dell' anno in forme e capriole e poi racconta di combattere.

"[...] so che (le proiezioni) nella kick non si usano (non sono sicuro della muay thai)"

Nella kick no, nella Muay Thai ci sono tecniche dal clinch che non sono propriamente proiezioni ma portano a importanti sbilanciamenti o transizioni, in questo caso però per colpire meglio.
La lotta vera e propria ovviamente è altro con altri obiettivi.

"[...]in allenamento a karate i colpi al corpo tendiamo a darceli senza sconti (tranne magari i calci circolari alle costole), mentre al viso, sebbene si dica di controllare un pò di piu, spesso arrivano praticamente a piena potenza perchè non sempre è possibile calcolare bene la distanza (a volte anche i calci arrivano al viso, ma quelli mai a potenza piena)."

Faccio un pò fatica a credere che vi tiriate full contact in allenamento.
Nemmeno i professionisti dell' UFC si allenano full contact in allenamento.
Tantissima gente presume di tirarsi full contact in allenamento...
Ti spiego perchè: se vi colpiste veramente a piena potenza, il vostro allenamento finirebbe al pronto soccorso ogni sera. Anzi, solo la prima, le altre non potreste più allenarvi.
E' importante chiarire che full contact si colpisce solo durante un match oppure se vi stanno stuprando la morosa in un vicolo buio.
Ricordo ancora il mio aneddoto di quando credevo di tirare bordate micidiali, credevo di allenarmi full contact, poi ho fatto un allenamento di Muay Thai...
Poi oh, mica ti conosco, magari ti alleni a Tana delle Tigri eh :)

"Nella muay thai ci si spara low kick a piena potenza alle ginocchia in allenamento?"

No, e la domanda è più che lecita: in nessuno sport da combattimento si fanno cose del genere, l' allenamento serve AD ALLENARSI.
Se ti fai male mentre sei in palestra, o fai male al tuo compagno di allenamento, vuol dire che tu o lui dovrete poi saltare qualche sessione, ergo non imparare.
Secondo te ha senso?
Sì, lo so che purtroppo esistono anche ambienti di perfetti imbecilli che credono davvero che si debba far così e si sentono più Action Jackson se vengono via mezzi scassati dalla palestra, ma quelli guarda caso non li vedi mai ad alti livelli.
Più il livello e la serietà si alza e più un atleta deve essere tutelato dal farsi male, che tanto se ne farà già abbastanza sul ring.

Per la cronaca i low kick non si tirano alle ginocchia, è uno dei classici errori di chi non conosce la tecnica e tipicamente allenato così nelle AMT...
La cosa divertente è che una delle difese da low kick mira proprio a far impattare la tibia sul ginocchio... per rompergliela.
Per i più testoni spero sia chiaro che non parli del ginocchio esterno, che al contrario è un bersaglio proibito proprio perchè invalidante.
Insomma ok, è uno dei famosi bersagli dei colpi mortali da corso di Crab Magra Killa Paua Monsta Israeli Palestinian Isis Fighting...
EDIT: un collega mi ha fatto notare che nel regolamento della Muay Thai e delle MMA i calci ad altezza ginocchio esterno siano consentiti.

"Nel kyokushinkai ci si manda a k.o. a suon di calci in allenamento o nelle gare, escluse quelle mondiali?"

Stesso discorso, in allenamento non si fa, anche se da mia esperienza i karateka del Kyokushin sono un pò troppo invasati con sto mito del corpo d' acciaio e bla bla bla ed amano farsi del male per sentirsi più macho.
Boh, io non condivido, però certo li rispetto mille volte tanto quelli che si mimano i colpi mortali nel Tai Chi...
In gara è tutto un altro discorso, in gara ci si ammazza di botte.

"È vero che ci si allena a piena potenza al sacco e con i pao, e già questo potrebbe rendere in grado di sviluppare una potenza maggiore,"

Occhio, questo è l' u n i c o modo di allenarsi nel modo giusto a colpire full contact.
E' per questo che a me fa tanto pena chi si alleni con presunte metodologie speciali tramandate dai saggi delle pianure del Sichuan, o quelli che vogliono convincere le ragazzine procacissime in hot pants dagli occhioni grandi grandi che le loro palmatine siano capaci di mandar a terra Conan il Barbaro in persona...
Giusto per chiarire un altro aspetto, colpire a pugni una quercia non rende più duri, però manifesta una certa volontà di sbriciolarsi le mani.
Vince la quercia.
Allenarsi nel modo corretto significa anche tutelare il proprio fisico, non spaccarselo.
Non lo sapeva un certo Briuuuus Liiiii tanto decantato dai ragazzini... (ora mi aspetto millemila commenti, che cancellerò tra grasse risate).

"per curiosità volevo sapere c'è una cosi grande differenza tra un karate in cui ci si allena per un combattimento semi-contact e una kick dove ci si allena per un full contact"

SI, la differenza è gargantuesca.
Mi è sempre piaciuto l' aggettivo "gargantuesco", succede raramente di poterlo usare in una frase.
A mio avviso ti trovi in quel punto della mia esperienza in cui dentro di me adoravo l' idea di essere una cintura nera cazzuta capace di pestare tutti come polpi sugli scogli, ero campione nazionale di combattimento (semi-contact...) del mio stile, gli amici e le amiche (dagli occhioni etc...) mi etichettavano come uno pericoloso pur senza avermi mai visto menare le mani, guardavo con presunzione la gente sui ring pensando di condividerne la pasta ma poi qualche gentile collega del corso a fianco mi chiese di fare un pò di sparring amichevole.
E al primo diretto al 30% con un guanto da 16 once sul naso iniziai a capire perchè tutte quelle farneticazioni di colpi parati al volo, deviazioni, combinazioni fiorite, movimenti ampi ed eleganti non avevano alcuna ragione di esistere nel contesto.
Perchè se quei colpi passavano le mie difese come nulla e facevano già un sacco di male, cosa diavolo poteva significare subire le fucilate che quei ragazzi allenavano ai pao o al sacco?
Dovevo provare, mi sono preparato poco, e sono andato a fare un match full contact e lì... ho visto la luce.

A parte gli scherzi, cambia tutto: cambia la strategia di attacco e difesa, cambiano le tecniche, una moltitudine di dettagli minuscoli che fanno la differenza tra il finire all' ospedale o meno, lo spirito con cui affronti l' intera cosa, lo spirito con cui affronti la vita, e cosa più bella entri in un mondo in cui cominci anche tu a guardare con compassione la marmaglia di sedicenti maestroni che da una vita promuovono tecniche astruse senza aver mai... visto la luce.

venerdì 19 agosto 2016

Size matters, age matters...

Mi devo scusare per aver promesso di scrivere dei post riguardanti alcune interessanti riflessioni nei commenti senza poi dar seguito, ho avuto un pò da fare ultimamente.
Recupero ora con un post riguardante un paio di questioni tipicamente fraintese (o meglio dire, volutamente fraintese) nel mondo delle arti marziali:

"Le arti marziali sono alla portata di tutti, indipendentemente dall' età."
"Le arti marziali colmano il gap fisico, il piccolo sarà in grado di vincere il grosso."

Ed è superfluo ribadire come questo messaggio venga ben pubblicizzato soprattutto nelle AMT.
Prima di tutto ritengo importante chiarire un aspetto dell' affermazione a costo di sembrare banale: tutti possono scegliere di praticare arti marziali, così come tutti possano scegliere di andare a praticare rock acrobatico, free climbing o immersioni subacquee.
Inutile aggiungere la differenza tra il provarci e il riuscirci, perchè alcune attività fisiche semplicemente non sono alla portata di tutti per età, struttura fisica, predisposizione mentale e capacità pregresse.

Non mi va di fare un post noioso per spiegare l' ovvio, mi limiterò a raccontare degli aneddoti, alcuni dei quali già presenti nei commenti passati ma mi rendo conto che siano di difficile reperimento.

Il primo esempio che mi viene in mente è quello di un paio di signore che vennero a provare una lezione, parliamo di svariati anni fa quando ancora praticavo AMT.
Naturalmente era uso pubblicizzare l' inizio dei corsi con i soliti volantini e dichiarazioni sul web in cui si assicurava la possibilità di praticare per tutti "dai 0 ai 90 anni, senza distinzioni di sesso, età o costituzione fisica", nella sottintesa speranza che colpisse soprattutto ragazze procacissime in hot pants con gli occhioni grandi grandi.
E' ancora oggi un must delle AMT, lo vedete tranquillamente ovunque soprattutto in questo periodo.
Tornando alle nostre signore, ricordo che quando le vidi all' ingresso nemmeno presi in considerazione l' idea che fossero lì a provare ma venni smentito con profondo orrore non appena entrarono in sala con noi.
Immaginate due signore più verso i 60 che i 50, coi capelli visibilmente tinti, ad occhio 1,50m di altezza per una settantina di chili, vestite come per la sagra di paese con tanto di ampia scollatura ricamata, collane ed orecchini tipo Baracus... lì per imparare le favolose arti marziali con capriolette, calci in faccia, bastoni roteanti e magli perforanti.
Si sconvolsero all' idea di dover praticare a piedi nudi (rimasero in calzette che ovviamente si smerdarono entro due metri), si fermarono dopo un giro di corsa della sala, mostrar loro una capriola a terra prese non meno di cinque minuti a tentativo con tutti gli altri in attesa del loro turno...

Non riesco a spiegare la sensazione di profondissimo disagio che si prova quando qualcosa è completamente fuori posto, sbagliata, fraintesa nel più sconvolgente dei modi.
E badate, non ne faccio una questione offensiva verso la loro persona, tra l' altro erano lì in spirito e chissà quanto se la saranno risa il giorno dopo; Ma era più che evidente che il messaggio promozionale tanto abusato aveva infine portato ad un fraintendimento piuttosto imbarazzante.
Non certo da parte delle signore, del tutto "incolpevoli" in quella circostanza, ma da parte nostra che continuavamo a promuovere lo stile con questa apertura.
Come del resto facevano tutti gli altri e piaceva ribadire ai maestri nell' esaltare lo stile.

Oppure c' è stato un signore altrettanto su di età che dopo aver raccontato di quanto fosse figo ed atletico settantordici anni prima non possedeva letteralmente la coordinazione per saltare a piedi pari un ostacolo di 20cm da terra.
Era talmente scoordinato che ingarbugliava le sue stesse braccia provando ad imparare le parate base, gli dicevi di fare un movimento in senso orario e pur avendo capito il concetto partiva con l' altra mano e nel senso opposto.
Se non altro alcuni di questi episodi mi fecero riflettere sull' assurdità di certi metodi didattici, spesso lontani dalla logica, dalla biomeccanica e dal semplice buonsenso.

Aldilà di questi aneddoti ho imparato quanto sia falsa l' affermazione che si possano praticare arti marziali a tutte le età, figuriamoci iniziarle da zero in età già avanzata.
Ho amici pieni di acciacchi che con tutta la passione possibile non possono più permettersi certi movimenti, una certa intensità o velocità, certi tecnicismi.
E non è nemmeno questione di arti funzionali, dove al contrario la cosa è ancora più marcata, semplicemente certi traguardi non sono più ottenibili.
E vorrei ricordare che quando l' obiettivo è "sapersi difendere da un aggressore", l' intensità, la cattiveria e tutte le brutte cose possibili restano le stesse.... sì, ma per l' aggressore.

Quella della stazza che non faccia testo è poi un classico dei classici, una delle bugie più dure a morire nell' ambiente marziale.
L' idea è che per quanto tu sia piccolo e fisicamente insignificante grazie ai colpi cinesi sia comunque in grado di abbattere Boagrius il Tessalico.
In questo senso mi torna alla mente un episodio abbastanza recente, durante una lezione di difesa personale alla quale ho assistito.
Studiavano lo scenario di una donna schiena a terra con un uomo sopra e di quello che avrebbe potuto fare per disimpegnarsi.
Immagino che i più esperti avranno visualizzato chissà quante tecniche di BJJ, o JuJutsu, o Judo, o Killer-Paua-Israeli-Mothafucka-Jeet-Cul-Do-Defense....
Il problema è che sotto stava questa signora di 1,40m e sopra un ragazzone più alto di 50cm buoni.
Le tecniche provate semplicemente non le erano possibili. A livello proprio meccanico, mancavano i presupposti per eseguire i movimenti, la forza, l' agilità, la lunghezza degli arti, la distanza.
Nella situazione reale il ragazzo l' avrebbe anche colpita, o l' avrebbe asfissiata semplicemente scaricandole addosso il peso: hai voglia a venirne fuori da lì.
Poi come da copione scoppiarono tutti a ridere.

Io sono tutt' altro che misogino (non ho ancora nemmeno capito cosa sia in effetti la misoginia, giuro) ma ho assistito a scene simili durante tutto il mio percorso marziale, negli ultimi anni anche nel contesto lottatorio, sai, quello "che funziona" e dove le ragazze che si impegnano imparano "per davvero".
E beh, non ho mai avuto dubbi sul fatto che mettendo da parte regolamenti sportivi vari quando ti trovi davanti un avversario oggettivamente più leggero, dalla struttura fisica più sottile, più basso... insomma, le probabilità di vincerlo anche per pura Forza Cinghiale® sono troppe.
Valeva per loro, vale per me, che quando mi sono confrontato con gente al limite dell' obeso (ma cosciente di cosa dover fare) non di rado ho avuto la meglio solo per una questione di fiato ma se solo mi salivano sopra ero come un pulcino sotto un camion.
Ed eviterei di chiamare in causa atlete di livello internazionale di arti funzionali a sostegno del contrario, come continuo a ripetere a me piace parlare di persone normali che puoi trovare in qualsiasi corso medio nei nostri paesi.
(Tra l' altro anni fa ho avuto anche modo di confrontarmi con un' atleta che poi ha raggiunto traguardi di livello mondiale nella sua specialità, e ricordo di come andassi col freno a mano durante lo sparring proprio per non renderlo inutile; La mia abilità tecnica era inferiore alla sua, ma se avessi voluto sopraffarla a tutti i costi mi sarebbe bastato poco).

Quindi le donne sono destinate a soccombere alle aggressioni in quanto donne?
Proviamo a ribaltare la situazione con un altro aneddoto vissuto e altrettanto sconsolante.
Stavo lavorando e mio malgrado una cliente venne a sapere della mia pratica di arti marziali, al che iniziò a raccontare una sua esperienza.
Mi raccontò con grande enfasi di come un giorno se ne stava passeggiando tranquillamente in centro ed un marocchino (non chiedetemi come lo sapesse) le passò di fianco in corsa, scippandola della borsetta.
Con movimento fulmineo lei riuscì a dargli una sberla, o forse gli tirò una scarpa non ricordo bene, ma la sostanza non cambia: il delinquente si diede alla fuga dolorante lasciando il maltolto.
Quale grande dimostrazione di autodifesa!
Mentre ascoltavo sconsolato il racconto, nella mia testa i tasselli della contestualizzazione erano già andati al loro posto: la tizia era un essere abnorme, più di 1,80m di altezza, obesa ma non flaccida, con le braccia più spesse delle mie gambe.
A completare il quadro, e non è poco, dichiaratamente lesbica "lato-maschile", capelli gialli canarino a spazzola, indole aggressiva nei modi, nelle parole e negli atteggiamenti: insomma, non raccontiamoci che una donna del genere possa far testo nella questione.
(Non so se esista una parola per definire "lesbica lato-maschile", boh.)
O vogliamo raccontare che una donna simile non si sia difesa con efficacia soprattutto grazie alla sua stazza ed indole?
Vogliamo raccontare all' omino mingherlino e spaurito, quello patito di manga e cosplay metrosessuali che rifugge la violenza tranne che nei telefilm di Xena, vogliamo dire anche a lui che possa avere la meglio sulla donna descritta grazie ai segreti del kung fu?

Purtroppo stazza ed età sono parametri che fanno la differenza, non in senso assoluto questo sì, ma invito a fare una riflessione sul punto affrontato prima: come mai nessun anziano si presenta ad un corso di arrampicata?
Niente signore in tenuta da balera al corso di base jumping?
Nessun obeso al corso di kayak, di ginnastica artistica o di parapendio; Nessun rachitico che si presenti per fare rugby, nessun nano che voglia giocare a volley o basket, nessuna vecchietta che voglia provare speleologia...
Lo capiscono da soli che non sia cosa; E invece vedi pratiche di combattimento violento corpo a corpo pubblicizzate come alla portata di tutti.
Forse c' è qualcosa che non va.

giovedì 11 agosto 2016

Elogio all' infondatezza

Vedere le gare di Judo in questi giorni è edificante nella comprensione della quantità di cazzate che si raccontano nei corsi di AMT o di difesa personale.
Il Judo è l' arte della cedevolezza per definizione, lo sfruttamento del peso e della forza dell' avversario, il timing per sbilanciarlo e schiantarlo, e
blaaa, blaaa, blaaa....

Chi crede ancora in queste cose nell' ottica con cui vengono pubblicizzate in certi corsi dovrebbe spendere qualche minuto in più grazie a questa occasione e stabilire da sè quanto ci sia di vero.
Vedere e giudicare dove stiano tutte queste promesse quando poi in sostanza non vedi una (e sottolineo UNA, di numero UNO) tecnica che non venga portata all' estremo della forza e in sostanza riesca proprio grazie alla potenza degli atleti, altro che cedevolezza.
Vedere e giudicare questi atleti ai massimi livelli, che lavorano per davvero ore ed ore al giorno sul tatami per ANNI, e poi finiscono letteralmente stremati dalla stanchezza.
Vedere e giudicare quanto tempo ci voglia per riuscire anche solo ad afferrare nel modo giusto l' avversario, quante tecniche vadano a vuoto quando non mettano proprio in condizione di svantaggio, quante volte gli atleti finiscano in posizioni potenzialmente letali in circostanze diverse.

E nonostante tutto questo, ogni singolo judoka lì presente sarebbe in grado di togliere la vita a metà della popolazione mondiale, anche nella famigerata "strada", proprio grazie a quella preparazione.

Appare evidente una volta di più quanto NON sia possibile applicare le arti marziali senza l' uso della forza;
Quanto sia necessaria una preparazione fisica di un certo tipo, che non è la corsetta alla domenica per far calare la panza;
Quanto le tecniche più pratiche ed effettive vadano comunque difficilmente a segno come ci si aspetta, figuriamoci quelle ridicole combinazioni cinesoidi con pugni intercettati al volo, quattoridici controtecniche che entrano proprio come si studia, forbici al collo, palmate energetiche e punti di pressione.
Quanto la difficoltà del combattimento cresca drammaticamente se dall' altra parte c'è qualcuno che ne sappia altrettanto;
Quanto sia complicato applicare due, tre tecniche allenate al vomito per anni se dall' altra parte c'è qualcuno che reagisce, rispetto alle migliaia di idiozie cinestetiche "allenate" in vari stili;
Quanto in sostanza nessuno di questi superatleti vinca l' incontro nel senso che ci si aspetta, l' avversario non è KO, non è finalizzato, non è impossibilitato a continuare, ma in certi stili si vuol ancora far credere di poter abbattere un umano (no mi correggo, vari umani!) in due secondi senza subire un graffio;
Quanto la differenza di peso conti, e tanto, ma mentre una judoka di 50kg dopo anni ed anni di distruzione letterale del proprio fisico grazie ad allenamenti che farebbero vomitare tanti ometti, qualche chance di schiantare un baldo giovinotto di 80kg potrebbe anche averla, vogliono far credere che la ragazzina fighetta possa fare altrettanto con pugnetti a catena o palmate allenate due volte a settimana se c'ha voglia.

Purtroppo chi non ha mai lottato non è in grado di comprendere le mille sfaccettature di una gara di Judo, non sente le dita che si spaccano per quegli strattoni, non percepisce la spinta, il timing, l' esplosività, la fatica enorme, la concentrazione, le botte che non si vedono ma si sentono eccome, i capelli strappati, le abrasioni, il sangue nel naso o in bocca per uno scontro... vede solo due che giocano a strattonarsi come gorilla.
Beh, solo dopo aver provato questo si è in grado di valutare l' attendibilità di certe AMT che lavorano in modo diametralmente opposto.